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Migranti picchiati a Trappeto, 7 arresti. Gli insulti e le minacce con una pistola: "Neri, vi ammazziamo tutti"

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Un'istantanea del video che riprende alcune fasi dell'aggressione
Calci, pugni, bastoni e pietre contro sei ragazzi gambiani a Trappeto il giorno di Ferragosto.  Con l’accusa lesioni e violenza privata, aggravati dalla finalità dell’odio etnico e razziale sono state arrestate sette persone.
Il gip di  Palermo ha disposto per quattro persone la custodia cautelare in carcere e per altre tre gli arresti domiciliari. Si tratta dei presunti aggressori di sei extracomunitari, cinque dei quali minorenni, e di un’educatrice che a Ferragosto sono stati picchiati e insultati prima a Trappeto e poi a Partinico.
In carcere sono stati portati Antonino Rossello, 40 anni, Roberto Vitale, 33 anni, Salvatore Vitale, 49 anni, Emanuele Spitaleri, 37 anni, tutti di Partinico. Ai domiciliari vanno Valentina Mattina, 28 anni di Partinico, Giacomo Vitale, di Alcamo, 71 anni e Rosa Inverga, 62 anni.
Le indagini sono partite a seguito delladenuncia presentata il 16 agosto 2018 da sei ragazzi di origine gambiana ospiti della comunità alloggio “Mediterraneo” di Partinico e da un’educatrice del centro. I sei sono stati assaliti, con futili pretesti e senza alcun valido motivo, da un gruppo di cittadini italiani la sera del 15 agosto, mentre si trovavano in località Ciammarita a Trappeto per i festeggiamenti del Ferragosto.
In particolare, secondo quanto ricostruito, i giovani extracomunitari sarebbero stati avvicinati da alcuni degli indagati in prossimità della spiaggia di Trappeto e subito insultati e aggrediti con violenza. Sarebbero volati anche insulti a sfondo razziale. Anche dopo essere riusciti a salire sul pulmino, che li attendeva per riportarli nella struttura, sarebbero stati inseguiti in auto dai loro aggressori fino al centro abitato di Partinico. Qui sarebbero stati raggiunti, bloccati e costretti a scendere dal veicolo, per poi essere nuovamente aggrediti violentemente con calci, pugni, bastoni e pietre.  Sarebbero volati insulti pesanti: «Neri di me... Dovete morire entro stasera vi ammazziamo tutti, falli scendere - avrebbero urlato all’educatrice - che li porti in comunità tutti morti». Urlando e puntando una pistola verso i ragazzi un aggressore avrebbe detto: «Scendete devo uccidervi tutti perché ho la pistola».

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