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I NEMICI DELLA “CUNTINTIZZA”

La Villa San Giuseppe e la fontana-rubinetto. Un luogo che era ormai diventato simbolo del degrado tornato alla luce grazie anche alla “curiosa” installazione. Ma non potevano mancare le critiche da parte di quelli che non sono mai contenti. Anche davanti alle flotte di turisti e di cittadini che riscoprono un luogo che forse nemmeno conoscevano più.



La fontana-rubinetto è un’idea. Geniale, stupida, originale, copiata. Intanto è un’idea. Proprio ciò che per anni è venuto a mancare a Terrasini. Le idee. Qualcuno che le partorisse, qualcuno che le mettesse in atto. E proprio l’assenza di idee è uno dei principali fattori responsabili del ristagno culturale che ha interessato Terrasini. Dalla mancanza di idee al degrado assoluto il passo è stato breve. Non prendersi cura dei beni, dei luoghi, abbandonarli a se stessi, inevitabilmente finisce per produrre degrado. Scarsa illuminazione, sporcizia, incuria producono sempre degrado.



Dalla Villa San Giuseppe, per esempio, fino a poco tempo fa, specie nelle ore serali, si evitava pure di passarci. Ieri sera invece c’erano famiglie, bambini, turisti. Tutti a guardare la fontana-rubinetto. A riempire gli smartphone di selfie. Ad ammirare quella fontana che è un’idea geniale, stupida, originale, copiata. Ma intanto un‘idea. Che insieme alla pulizia straordinaria e alla ritrovata illuminazione ha cambiato totalmente aspetto al piccolo polmone verde del paese che abbraccia un fianco della Chiesa Madre e che apre il passo a piazza Duomo.
E intanto c’è chi non ha perso tempo a criticare l’installazione ideata (copiata? sì, copiata. E allora? Che ben vengano per Terrasini altre dieci, cento, mille idee copiate dall’esempio di grandi città europee) da Vincenzo Cusumano e immediatamente condivisa dal sindaco Giosuè Maniaci e dalla sua Giunta. Un’idea che è anche un messaggio culturale. Quattro cartelli riportano frasi di celebri personaggi sul tema dell’acqua, il bene prezioso per eccellenza. Frasi scelte dallo stesso Cusumano e da Alessandro Catalfio.

L’installazione (che resterà comunque in modo provvisorio) non era ancora funzionante che subito è stata travolta da una pioggia (per rimanere in tema di acqua) di critiche. Critiche arrivate principalmente proprio da chi – il colmo – è stato il responsabile, fino a qualche mese fa, del degrado in cui versava la villa (e tutto il paese). Critiche arrivate da parte di mercenari della politica che millantano una non ben definita conoscenza della “centenaria cultura terrasinese”.
Critiche da esperti da tastiera (ah i social, come non condividere l’analisi di Umberto Eco) che vantano padronanza in tema di architettura sebbene in tasca abbiano come unico titolo accademico quello della “prima comunione”. Critiche da parte di chi, quando di mezzo c’è l’attuale consulente (a titolo gratuito) dell’amministrazione, non perde tempo a lanciare strali al suo indirizzo per invidia o astio personale o perché “non di Terrasini” secondo un assurdo principio di bieco campanilismo secondo il quale un artista, un direttore artistico, un consulente non deve essere un forestiero, ma un “locale”. Sarebbe come dire (perdonate il paragone spropositato, utile solo a rendere l’idea) che Christo non avrebbe dovuto installare la sua passerella perché non è nato sulle sponde del lago d’Iseo!
Critiche, totalmente sterili, gratuite, strumentali, frutto perlopiù della grettezza di alcuni, ma che sono ritornate dritte al mittente grazie all’immediata risposta da parte di cittadini e turisti, ampiamente testimoniata dalle immagini. Perché c’è chi deve sempre e comunque remare contro. Anche quando si restituisce un bene alla collettività, salvandolo dal degrado grazie anche a un’idea geniale, stupida, originale, copiata. Ma pur sempre un’idea.

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